Il facilitatore
      Processo Esperienziale di Riconoscimento

        verso l'arte della meditazione empatica, ideato e creato da Sidney Journo

         Conoscersi - Agire - Cambiare

          ... attraverso...

         Corpo, sensazioni percepite significative - Emozioni - Parole

 

Home
Su

Il facilitatore empatico  

Ad indicare la strada che porta all’interno del nostro essere è il facilitatore empatico, una persona che accetta di tenere simbolicamente lo specchio in cui ci rifletteremo, accompagnandoci nel nostro percorso interiore. Una presenza caratterizzata dall’empatia, intesa come capacità di comprendere cosa un’altra persona sta provando, come attitudine ad offrire la propria attenzione ad un altro individuo, mettendo da parte i pensieri personali ed ogni giudizio morale. Tra facilitatore e esploratore si crea una relazione la cui qualità è basata sull’ascolto non valutativo ed è concentrata sulla comprensione dei sentimenti e dei bisogni fondamentali dell’altro.

In tal senso, il processo di empatia è stato confermato dalle ricerche sui neuroni specchio di studiosi quali G. Rizzolatti e C. Sinigaglia (Milano 2006). 

In senso letterale empatia significa “sentire dentro”, e in questo caso rappresenta la capacità di comprendere emotivamente, cioè con la totalità di se stesso, il vissuto dell’altro. Essa è infatti la capacità di immaginare e vivere dentro di noi le fantasie e le emozioni dell’altro, condividendole con lui. Si tratta di una comprensione emotiva dell’altro, attraverso una parziale identificazione. Sentire il mondo più intimo dei valori personali della persona come se fosse proprio, senza mai perdere la qualità del ‘come se’.

Carl Rogers, fondatore della psicologia umanistica, affermava che essere empatici significa mettersi nei panni degli altri. É empatia il tentativo di sperimentare, da parte di una persona, la vita interiore di un’altra, pur conservando nello stesso tempo la posizione di osservatore imparziale. Secondo la definizione di Marshall Rosemberg, lo psicologo che ha ideato la comunicazione non violenta, l’empatia è una forma molto speciale di presenza. Secondo quanto afferma nel libro “Preferisci avere ragione o essere felice?”, “…dare empatia significa esserci pienamente; non c’è niente altro che l’istante presente e il dono della mia completa attenzione. Significa, inoltre, fermare i pensieri, nell’istante presente non c’è posto per le reminescenze del passato”.

Non si tratta di collegarsi ai propri sentimenti, ma a quelli dell’altro. Non si tratta di  riflettere su quanto ha detto l’altro, né tanto meno di condividere i suoi pensieri: nel momento in cui approviamo quanto affermato dall’altra persona, non siamo più in empatia. Se non ci dimentichiamo completamente di noi stessi mentre ascoltiamo, se non siamo capaci di uscire dai nostri panni per entrare in quelli di un altro, se commentiamo quanto ci viene raccontato con i nostri parametri rapportandolo alla nostra esperienza personale, non siamo nell’empatia. Si tratta invece di ascoltare ciò che è vivo in questo momento nel cuore di un uomo o di una donna, di collegarsi agli strati più profondi del sé, al di là dell’idea che una persona si è fatta della propria vita e della versione che racconta agli altri. Tutta l’attenzione deve essere invece focalizzata sui bisogni e sui sentimenti dell’altro.

• Home • Su • Come è nato il PER • L'esploratore • Il facilitatore • Il revisore •

Inviare a info@formazioneper.it un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito Web.
Ultimo aggiornamento: 07-03-15