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La struttura organizzativa dell'Associazione PER

L’associazione FormazionePer privilegia il momento consiliare nelle discussioni. Il principio autoritario delle gerarchie va intaccato nel profondo, per liberare le energie migliori di ogni individuo e aiutare un sano spirito di collaborazione. Per questo anche il modo di riunirsi e discutere diventa decisivo: occorre mettere ogni individuo in condizione di scambiare il proprio pensiero “da pari a pari” con gli altri. Occorre archiviare definitivamente le riunioni in stile scolastico, con assemblee con tanto di presidenza, con relatori da una parte e ascoltatori dall’altra. Preferiamo un  cerchio, senza primi e senza ultimi, dove la narrazione – ovvero la profonda compenetrazione dell’individuo con le proprie esperienze di vita – prenda il posto dell’intervento, impostato sulla scelta delle parole da utilizzare pensando a quale effetto creeranno negli altri, piuttosto che a quello che realmente sentiamo. In questo modo intendiamo favorire la reciproca comprensione tra persone e la risoluzione dei conflitti.

Rispetto al problema della rappresentanza degli organismi, se l’unica pratica reale di cambiamento è quella che parte dal singolo individuo, senza delega alcuna, nessuno può parlare a nome di una comunità. Immaginiamo una rete di relazioni umane che condividono gli stessi valori e rispetto, in cui gli individui possano riconoscersi. Non tutti praticheranno questi valori con la stessa intensità: chi è più attivo, chi pratica con maggiore intensità, può rappresentare, attraverso se stesso, il percorso condiviso dalla comunità, ma non la comunità intesa come “organizzazione”. I valori condivisi della comunità libertaria e solidale si esprimeranno attraverso le tante, distinte pratiche individuali presenti nella rete. All’interno dell’associazione potranno esprimersi più voci, anche in contrasto fra loro: la libera dialettica dovrà essere favorita al massimo grado. Tutto, in tal senso, deve essere rimesso alla volontà delle collettività umane di riferimento. Gli obiettivi dell’associazione possono essere realizzati unicamente attraverso l’attività e la realizzazione pratica dei singoli soci. Senza l’attività di questi ultimi, nessuna organizzazione può pensare di realizzare alcunché, salvo arrogarsi il diritto, l’autorità, di decidere al posto degli altri.

I soci tendono a realizzare nell’associazione FormazionePer una pratica comune basata su:

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essere disponibili ad andare verso l’altro, come parte di sé, mettendo  da parte ogni pregiudizio nel confrontarci con gli altri;

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realizzare coerentemente gli impegni sopradetti, attraverso una pratica concretamente solidale;

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affermare, attraverso la realizzazione coerente degli impegni, che ognuno può  cambiare e attraverso il proprio cambiamento favorire il cambiamento umano più generale.

Per quanto riguarda le modalità di incontro e discussione, i soci della comunità si riconoscono nei principi del metodo del “cerchio” e lo utilizzano come principale strumento di comunicazione interna. Questo consiste nel riunirsi stando seduti in cerchio, ognuno “alla pari” con gli altri, senza presidenze e vertici autoritari. Uno dopo l’altro i partecipanti prendono la parola, aspettando il proprio turno e riservando agli altri un ascolto profondo e rispettoso. Ogni cerchio potrà avvalersi di una figura di “facilitatore”, scelto a rotazione fra i partecipanti. Il facilitatore si preoccupa di introdurre il tema da trattare e di consentire che tutti parlino in base ai tempi disponibili per la discussione, senza essere interrotti e con interventi sintetici. Il facilitatore ha il compito, più importante degli altri, di creare un clima di fiducia tra i partecipanti.

Nelle decisioni del cerchio si adotta, preferibilmente, il metodo della condivisione. Si tratta di un metodo finalizzato alla ricerca della sintesi condivisa, da raggiungere cioè non attraverso un voto  di maggioranza/minoranza ma per mezzo di votazioni precedute dalle motivazioni di ogni singolo. Al termine di ogni votazione il facilitatore verifica l’andamento della votazione, sintetizza quanto espresso dai votanti e ripropone, se del caso, una seconda fase di voto motivato. Si prosegue in questo modo fino ad una votazione ultima cosiddetta “condivisa”, dove si è cercato di esprimere un orientamento comune il più attento possibile alle esigenze di tutti. 

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Ultimo aggiornamento: 07-03-15